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La Palombella

la suggestiva rappresentazione
della discesa dello Spirito Santo





l'arrivo della Palombella
al Cenacolo sul sagrato
del Duomo di Orvieto







la festa della Palombella
in una illustrazione storica







la colomba legata
ad ali spiegate







la colomba nel tubo di plexiglass
trattenuto da cinghie ed elastici
con le alucce finte ai lati
[foto di Alessandra Freddi]

QUALCHE CENNO STORICO-DESCRITTIVO
Il giorno di Pentecoste, ad Orvieto, in Piazza Duomo, una colomba vivifica la forza della fede e della pace con una rapidissima rappresentazione che si ripete da centinaia di anni. Fu istituita attorno al 1404, per iniziativa della famiglia dei Monaldeschi e si celebra ogni anno nel giorno della Pentecoste, appunto, che per gli orvietani è sempli-cemente il giorno della Palombella.
A mezzogiorno in punto il Vescovo, dal Palazzo dell'Opera del Duomo, agita un fazzoletto bianco. A questo segnale, il Capo Mastro fa accendere i razzi intorno ad una raggiera sulla quale è sistemata una colomba bianca che, dal "cielo" posto sul tetto della Chiesa di S. Francesco, scivola velocemente lungo un cavo di acciaio fino a raggiungere il "Cenacolo" situato sul sagrato del Duomo, le cui forme riproducono il preziosissimo reliquiario del cranio di San Savino, conservato presso l'Opera del Duomo.
La rappresentazione, che inizialmente si svolgeva all'interno della cattedrale, simboleg-gia la discesa dello Spirito Santo sopra gli Apostoli e dall'esito della cerimonia -secondo un'antica tradizione- si traevano auspici per l'annata agricola in corso.
Nel 1940 la raggiera si fermò al centro del percorso (segno di pessimi presagi) e dall'anno successivo si sostituì il canapo con una cora d'acciaio e si prolungò la discesa, facendo partire la Palombella dalla chiesa di San Francesco e non più dal Palazzo Faina.
La colomba, vera protagonista della festa, alla fine della celebrazione, viene donata ad una coppia di sposi (solitamente la prima della primavera), che si impegnano a custodirla fino alla sua morte naturale.



EVENTI COLLATERALI
Attorno a questa festa, schiettamente popolare e spesso chiamata anche "festa dei bambini" viene ogni anno predisposto un ricco programma di concerti, celebrazioni, mercatini e cene in piazza. Da un po' di tempo, anche il Palio dell'Oca è stato spostato alla sera della vigilia della Pentecoste.
Un sontuoso spettacolo pirotecnico conclude i festeggiamenti, aprendo ufficialmente quelli per il Corpus Domini.
I dettagli sono tra gli eventi del mese di maggio.




LA QUERELLE DEGLI ULTIMI ANNI
Da alcuni anni diversi movimenti animalisti hanno manifestato in vario modo (schia-mazzi in piazza, denunce, raduni, striscioni, tentativi di boicottaggio, aerei con scritte di protesta...) per chiedere che venisse sostituita la colomba viva, legata ad ali spiegate sulla raggiera, con una colomba finta, seppur realistica.
Alla risposta intransigente del vecchio vescovo sono seguite denunce e polemiche, che sono poi sfociate nella "salomonica" (?) decisione di usare una colomba viva ma racchiusa in un tubo di plexiglass, con due alucce posticce per simulare la vecchia posizione dell'animale.
Quest'anno, il nuovo vescovo diocesano ha affermato che dal punto di vista religioso, nulla cambierebbe con l'uso di un animale finto piuttosto che vero, lasciando la decisione a chi si occupa di folklore e conosce la realtà orvietana da più tempo di lui.




LA PROPOSTA
E così, mentre gli animalisti esultano per il grande spirito francescano che ha mosso la decisione nel nuovo vescovo verso il rispetto per una creatura vivente, i tradizionalisti più accaniti accusano il monsignore di comportamenti "pilateschi" di fronte ad una tradizione da difendere con le unghie e con i denti anche a costo di entrare ripetuta-mente in contraddizione...
Guardata dall'esterno una tale bagarre intorno a quello che ha l'aspetto di un falso problema potrebbe far sorridere. Ma in fondo è questa la conferma che la Palombella rappresenta per Orvieto e per gli Orvietani qualcosa che fa parte integrante del sentirsi comunità viva e vitale.

Ospitiamo qui di seguito l'intervento di un cittadino orvietano, proprio perché, indipen-dentemente dalla soluzione proposta, si interroga sugli aspetti legati alla tradizione e su come mantenerli vivi.



Lettera aperta ai dirigenti dell'Opera del Duomo - 9 aprile 2004
Buongiorno e scusate se mi intrometto!
Vorrei solo portare alla vostra attenzione delle idee che lanciai sul forum di Orvietonews l’anno scorso. Non pretendo che le mie proposte siano accolte, ma, specie dopo le recenti dichiarazioni del Vescovo, non mi va di restare zitto, non fosse altro per non accrescere il luogo comune degli Orvietani accidiosi e pronti solo a criticare.
Vengo subito al dunque: la Palombella dura due minuti se va bene. E quei due minuti sono fatti di suggestione; è l’emozione di un attimo, credente o non credente che sia lo spettatore. La velocità, i fumi, gli spari, la colomba, la raggiera che arriva sul cenacolo e traballa all’urto, le orecchie tappate, gli applausi,…
Un semiologo avrebbe da scriverne per mesi.
E la domanda a cui da alcuni anni non so veramente rispondere è questa: si stravolge di più la tradizione mantenendo la festa della Palombella inalterata e sostituendo il piccione con un simulacro freddo, morto, inanimato o mettendo la colomba dentro un tubo di plexiglass con le alette finte di peluche, con pochi scoppi e lenta lenta (sennò all’arrivo darebbe una musata nel tubo che le farebbe davvero male)?
Forse uno Spirito Santo di gesso non avrebbe lo stesso impatto di una colomba viva, ma francamente nemmeno uno Spirito Santo che arriva “a la stracca”, ad ali chiuse e “zitto zitto” mi soddisfa appieno. Tanto che mi chiedo se questa soluzione (che forse è il giusto mezzo tra i due estremi o forse è un triste palliativo per tutti coloro che non hanno dieci decimi per occhio) sia stata davvero quella che abbia salvaguardato la tradizione.
E allora?
Ecco cosa farei io se fossi tra gli organizzatori (cosa che sappiamo bene che non accadrà mai): prenderei una bella colomba vera, viva, rigorosamente bianca, la metterei in una bellissima gabbia bella grande, diciamo pure una voliera (che fa meno impressione) e la porterei in processione dal contado (basterebbe il Foro Boario) al Duomo attraverso la Cava, Via Filippeschi e il corso, sull’itinerario che era riservato all’ingresso ufficiale dei Papi.
A quel punto lascerei la voliera all’interno della cattedrale, per tutta la durata della messa e della Palombella. A mezzogiorno farei arrivare la raggiera velocissima e con moltissimi mortaretti, con una colomba finta ma bianca, bellissima e ad ali spiegate (magari eseguita ogni anno da un artista diverso, come suggerì tempo addietro Marco Marino, che ipotizzava addirittura un concorso di idee e una sorta di museo delle Palombelle d’artista…).
E alla fine la sintesi: la raggiera verrebbe portata in Duomo e posizionata sopra la gabbia, e un piccolo corteo (magari pure coi valletti incipriati che fanno un po’ a cazzotti coi trombettieri del Corpus Domini) porterebbe dal Vescovo questo stupendo accocco, che unirebbe la tradizione della rapida discesa dello Spirito Santo e la memoria per gli “anni bui” in cui al posto di un’opera d’arte si usava legare coi fiocchi rossi una colomba viva e farla scorrere lungo il filo d’acciaio (materiale, anche questo, non proprio tradizionale…)
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Avrei stravolto ancora di più o provato a valorizzare?
E se magari mi venisse in mente di sentire cosa ne pensassero le associazioni della parte più antica di Orvieto (la storica “Amici del Quartiere Medievale”, la neo-nata “La Cava e i Cavajoli” e il comitato di San Giovenale, chiesa che quest’anno festeggia i suoi primi mille anni), che si vedrebbero finalmente partecipi di un evento che dovrebbe essere di tutta la città?

Marco Sciarra (nelle vesti di privato cittadino)