QUALCHE
CENNO STORICO-DESCRITTIVO
Il giorno di Pentecoste, ad Orvieto, in Piazza Duomo, una colomba
vivifica la forza della fede e della pace con una rapidissima
rappresentazione che si ripete da centinaia di anni. Fu istituita
attorno al 1404, per iniziativa della famiglia dei Monaldeschi
e si celebra ogni anno nel giorno della Pentecoste, appunto, che
per gli orvietani è sempli-cemente il giorno della Palombella.
A mezzogiorno in punto il Vescovo, dal Palazzo dell'Opera del
Duomo, agita un fazzoletto bianco. A questo segnale, il Capo Mastro
fa accendere i razzi intorno ad una raggiera sulla quale è sistemata
una colomba bianca che, dal "cielo" posto sul tetto della Chiesa
di S. Francesco, scivola velocemente lungo un cavo di acciaio
fino a raggiungere il "Cenacolo" situato sul sagrato del Duomo,
le cui forme riproducono il preziosissimo reliquiario del cranio
di San Savino, conservato presso l'Opera del Duomo.
La rappresentazione, che inizialmente si svolgeva all'interno
della cattedrale, simboleg-gia la discesa dello Spirito Santo
sopra gli Apostoli e dall'esito della cerimonia -secondo un'antica
tradizione- si traevano auspici per l'annata agricola in corso.
Nel 1940 la raggiera si fermò al centro del percorso (segno
di pessimi presagi) e dall'anno successivo si sostituì
il canapo con una cora d'acciaio e si prolungò la discesa,
facendo partire la Palombella dalla chiesa di San Francesco e
non più dal Palazzo Faina.
La colomba, vera protagonista della festa, alla fine della celebrazione,
viene donata ad una coppia di sposi (solitamente la prima della
primavera), che si impegnano a custodirla fino alla sua morte
naturale.
EVENTI COLLATERALI
Attorno a questa festa, schiettamente popolare e spesso chiamata
anche "festa dei bambini" viene ogni anno predisposto
un ricco programma di concerti, celebrazioni, mercatini e cene
in piazza. Da un po' di tempo, anche il Palio dell'Oca è
stato spostato alla sera della vigilia della Pentecoste.
Un sontuoso spettacolo pirotecnico conclude i festeggiamenti,
aprendo ufficialmente quelli per il
Corpus
Domini.
I dettagli sono tra gli
eventi
del mese di maggio.
LA QUERELLE DEGLI ULTIMI
ANNI
Da alcuni anni diversi movimenti animalisti hanno manifestato
in vario modo (schia-mazzi in piazza, denunce, raduni, striscioni,
tentativi di boicottaggio, aerei con scritte di protesta...) per
chiedere che venisse sostituita la colomba viva, legata ad ali
spiegate sulla raggiera, con una colomba finta, seppur realistica.
Alla risposta intransigente del vecchio vescovo sono seguite denunce
e polemiche, che sono poi sfociate nella "salomonica"
(?) decisione di usare una colomba viva ma racchiusa in un tubo
di plexiglass, con due alucce posticce per simulare la vecchia
posizione dell'animale.
Quest'anno, il nuovo vescovo diocesano ha affermato che dal punto
di vista religioso, nulla cambierebbe con l'uso di un animale
finto piuttosto che vero, lasciando la decisione a chi si occupa
di folklore e conosce la realtà orvietana da più
tempo di lui.
LA PROPOSTA
E così, mentre gli animalisti esultano per il grande spirito
francescano che ha mosso la decisione nel nuovo vescovo verso
il rispetto per una creatura vivente, i tradizionalisti più
accaniti accusano il monsignore di comportamenti "pilateschi"
di fronte ad una tradizione da difendere con le unghie e con i
denti anche a costo di entrare ripetuta-mente in contraddizione...
Guardata dall'esterno una tale bagarre intorno a quello che ha
l'aspetto di un falso problema potrebbe far sorridere. Ma in fondo
è questa la conferma che la Palombella rappresenta per
Orvieto e per gli Orvietani qualcosa che fa parte integrante del
sentirsi comunità viva e vitale.
Ospitiamo qui di seguito l'intervento di un cittadino orvietano,
proprio perché, indipen-dentemente dalla soluzione proposta,
si interroga sugli aspetti legati alla tradizione e su come mantenerli
vivi.
Lettera aperta ai dirigenti dell'Opera
del Duomo - 9 aprile 2004
Buongiorno e scusate se mi intrometto!
Vorrei solo portare alla vostra attenzione delle idee che lanciai
sul forum di Orvietonews l’anno scorso. Non pretendo che le mie
proposte siano accolte, ma, specie dopo le recenti dichiarazioni
del Vescovo, non mi va di restare zitto, non fosse altro per non
accrescere il luogo comune degli Orvietani accidiosi e pronti
solo a criticare.
Vengo subito al dunque: la Palombella dura due minuti se va bene.
E quei due minuti sono fatti di suggestione; è l’emozione di un
attimo, credente o non credente che sia lo spettatore. La velocità,
i fumi, gli spari, la colomba, la raggiera che arriva sul cenacolo
e traballa all’urto, le orecchie tappate, gli applausi,…
Un semiologo avrebbe da scriverne per mesi.
E la domanda a cui da alcuni anni non so veramente rispondere
è questa: si stravolge di più la tradizione mantenendo la festa
della Palombella inalterata e sostituendo il piccione con un simulacro
freddo, morto, inanimato o mettendo la colomba dentro un tubo
di plexiglass con le alette finte di peluche, con pochi scoppi
e lenta lenta (sennò all’arrivo darebbe una musata nel tubo che
le farebbe davvero male)?
Forse uno Spirito Santo di gesso non avrebbe lo stesso impatto
di una colomba viva, ma francamente nemmeno uno Spirito Santo
che arriva “a la stracca”, ad ali chiuse e “zitto zitto” mi soddisfa
appieno. Tanto che mi chiedo se questa soluzione (che forse è
il giusto mezzo tra i due estremi o forse è un triste palliativo
per tutti coloro che non hanno dieci decimi per occhio) sia stata
davvero quella che abbia salvaguardato la tradizione.
E allora?
Ecco cosa farei io se fossi tra gli organizzatori (cosa che sappiamo
bene che non accadrà mai):
prenderei una bella colomba vera,
viva, rigorosamente bianca, la metterei in una bellissima gabbia
bella grande, diciamo pure una voliera (che fa meno impressione)
e la porterei in processione dal contado (basterebbe il Foro Boario)
al Duomo attraverso la Cava, Via Filippeschi e il corso, sull’itinerario
che era riservato all’ingresso ufficiale dei Papi.
A quel punto lascerei la voliera all’interno della cattedrale,
per tutta la durata della messa e della Palombella. A mezzogiorno
farei arrivare la raggiera velocissima e con moltissimi mortaretti,
con una colomba finta ma bianca, bellissima e ad ali spiegate
(magari eseguita ogni anno da un artista diverso, come suggerì
tempo addietro Marco Marino, che ipotizzava addirittura un concorso
di idee e una sorta di museo delle Palombelle d’artista…).
E alla fine la sintesi: la raggiera verrebbe portata in Duomo
e posizionata sopra la gabbia, e un piccolo corteo (magari pure
coi valletti incipriati che fanno un po’ a cazzotti coi trombettieri
del Corpus Domini) porterebbe dal Vescovo questo stupendo accocco,
che unirebbe la tradizione della rapida discesa dello Spirito
Santo e la memoria per gli “anni bui” in cui al posto di un’opera
d’arte si usava legare coi fiocchi rossi una colomba viva e farla
scorrere lungo il filo d’acciaio (materiale, anche questo, non
proprio tradizionale…).
Avrei stravolto ancora di più o provato a valorizzare?
E se magari mi venisse in mente di sentire cosa ne pensassero
le associazioni della parte più antica di Orvieto (la storica
“Amici del Quartiere Medievale”, la neo-nata “La Cava e i Cavajoli”
e il comitato di San Giovenale, chiesa che quest’anno festeggia
i suoi primi mille anni), che si vedrebbero finalmente partecipi
di un evento che dovrebbe essere di tutta la città?
Marco Sciarra (nelle vesti di privato cittadino)